Loading

m079_review

Embracing the Unknown is an album by Davide Cedolin, somewhat reminiscent of Mark Lanegan’s blues but without the gravitas of voice – the music a husky longing for something more, a panacea to block out the pain and the cold chill of night! The band a reflection of nature, the vast emptiness and loneliness of the desert, the hot dry heat of anxiety, the tropics – the humid air of a jungle of indifference, the mountains of emotion too high to climb, the rugged terrain too plain, too human, too hostile to be embraced. Embracing the Unknown is like a mantra to live, a mantra to think, a mantra to be, a mantra to forgo convention and set out your own stall, insulation and daring riding side by side.” Graham Domain – Monolith Cocktail

Un sonaglino, la chitarra che si fa sentire, limpida, agra…poi parte la voce di Davide Cedolin e 70 anni di folk agreste ti saltano addosso, con degli stereotipi grossi come le praterie che si levano immediatamente di torno. Si libra altissimi fra i solchi di questo vinile in confezione bella ed austera, da fare vostra assolutamente (e qui devo ringraziare Matteo Casari e Marco Rabingum, abituali ed affidabilissimi pusher sulla linea liguri-elvetica). Ci si sente liberi, come uccelli, ondeggiando sulle orchestrazioni dei sodali del già Japanese Gum.
Tommaso Rolando, Ryan Jewell, Paolo Tortora, Tito Ghiglione, Rocco Spigno, Caterina Rolando lasciano i segni, permettendo al nostro di esprimersi al meglio, quasi come se i Son Volt avessero assunto Zach Condon aka Beirut. Pura magia, ed è soltanto Loosely, il primo pezzo. Con Destination Unknown ugualmente si vaga, sciancrati e leggeri, per la campagna. I pesi citati nel testo “…Territories fade in a puff, and some weights at most….” sembrano tuttalpiù pietre scalciate in souplesse ed il mood sembra essere elegante e leggero, nonostante l’abbinamento (camicia a scacchi e gilet di jeans) portato dal nostro. Sarà probabilmente l’influsso del gatto che viaggia qua e là nell’artwork a dare quel tocco di sorniona svagatezza alla musica, che in Rites under the moon accompagna sacrifici rituali affrontati come si conviene, in buona onda e senza indugi! L’accortezza dell’insieme musicale è qualcosa di molto importante, dosata senza che snaturi l’immediatezza acustica ma coinvolgente e toccante, a sostenere le note vocali di Davide. Tocchi di fiati, lirismo, montagna…associazioni a catena mi riportano alla mente un Tim DeLaughter spogliato di tutto e lasciato di fronte alla cruda natura. Un rappresentare con quanta più onestà possibile il rapporto con la terra, come il movimento di chitarra e cicale di Silver Pines.
Si gira, lato B. An Echo, un allungarsi del cielo mentre la luce sembra andarsene, echi che raddoppiano in testa e ci costringono a rilassarci…c’è qualcosa di dolcemente corrotto ed indolente in questi brani, come se qualcuno avesse offerto dei biscotti alla marjuana all’impomatata bandella western. Un’ottima scelta, non c’è che dire, visto che godiamo di queste aperture stralunate, come in una Vanishing Sky che si vorrebbe urlare seguendo il pestare delle percussioni di Ryan Jewell. Si avanza, verso una fine che non si vorrebbe affrontare, la fine di un bel disco, la fine di una buona bottiglia, la fine di una bella storia…siamo a Silence ed un po’ di magone sale, che di questi tempi non si è sicuri più di nulla, se tutto questo fosse soltanto magia? Calma, non ci agitiamo, spolveriamo i solchi, come da ultimo brano, ed abbracciamo lo sconosciuto. Rischieremo di farlo con un cazzo di sorriso ebete sulla faccia e di venirne distrutti ma, credetemi, se anche solo metà della bellezza di questo disco si è trasformata in nostra forza o convinzione niente e nessuno riuscirà a sconfiggerci.” Vasco Viviani – Sodapop.it

Una volta tanto fa piacere parlare dei musicisti a noi più prossimi rispetto ai post-post-rockers di Cardiff o agli emo-trappers di Adelaide, quelli che si possono incontrare per strada per scambiare qualche opinione. Davide Cedolin è un cantautore e chitarrista genovese che pian piano ha acquisito una sua burbera autorevolezza, sia in proprio, negli ultimi tempi, che in combutta con altri concittadini in precedenza. Oltre alla dimensione solista ha collaborato con i Japanese Gum e con il collettivo sperimentale Trónco.
A Davide piace un po’ la reclusione e ha scelto di vivere fuori dalla città (ma non troppo). Questo contatto con i suoni della natura e i suoi aspetti misteriosi lo ha sempre ispirato, come nelle prove precedenti a questa. Si tratta di una manciata di EP autoprodotti, molto curati anche dal punto di vista grafico. Embracing The Unknown è il suo primo disco completo ed è un’opera veramente sorprendente. La cifra stilistica d’insieme rispecchia e assimila le principali fonti d’ispirazione di Cedolin, ovvero il movimento chitarristico noto come American Primitive e un certo folk-rock senza confini che comprende artisti come Steve Gunn, il pioniere inglese Michael Chapman e il poliedrico e talentuoso Riley Walker. Proprio un sodale di Walker, il batterista Ryan Jewell, ha partecipato alle registrazioni come musicista e tecnico di sala, portando classe ed esperienza in un progetto comunque già maturo.
In Embracing The Unknown i testi, evocativi e misteriosi, descrivono paesaggi, reali o interiori, fin dai titoli: An Echo, Vanishing Sky, Silver Pines (dedicato al poco conosciuto chitarrista della Virginia Daniel Bachmann), Silence. Oltre alle chitarre di Davide e ai ritmi di Jewell, sono coinvolti alcuni musicisti di area genovese: Tommaso Rolando al basso, Costantino Ghiglione al clarinetto, Paolo Tortora ad altre chitarre, Rocco Spigno alle tastiere, Caterina Rolando ai sonagli. L’uscita in vinile è prevista per l’autunno, in edizione limitatissima, ma il download è già attivo su Bandcamp, dove si trova tutta la discografia.” Fausto Meirana – Tom Tom Rock

You know, I used to kinda know Davide Cedolin. One life ago. We toured together with his Japanese Gum a couple of times with Sea Dweller. Sweet, friendly guy, talented musician. He and Paolo Tortora were a cool music duo. But you know… Italy. Once I refurbished Davide with a small stock of Chinotto Neri :-). Now he’s a grown, long beard man, I think I would barely recognize him on the street, and he has got a new solo project, a fucking cool new one, I must say, by his own very name. Davide Cedolin. Cool as his name. Think of Spacemen 3′s oblique folk tunes, an army of rocking chairs calling you to seat: once you sit, well, you get enraptured by his mesmeric as well as drunk/drugging swinging motion. That’s what happens with Woke, the album’s title track Destination Unknown, Loosely, and if you dare to stand up, you go through the slow downfall off the spire of Silver Pines. You might play this instrumental track on loop. His LP debut record (cfr. discography here) is wisely well crafted. I don’t think there is anything similar under the Italian indie music scene umbrella. It gently eye blinks psychedelia, alt-folk music. An Echo and Vanishing Sky are simply two magic sound stones you place on the foreheadof to embrace self-hypnosis. I can almost see those sexy dancing of the gypsy spirits on my chest. Flaming, spiritual movements. His backing band, playing percussions, trumpet, clarinet, bouzouki, organ, chimes, acoustic/electric fuzzed guitars (hey hi ciao there Paolo Tortora!) are the sparks of that holy fire you can see on the artwork. Marsiglia records, here together with Torto Editions, still so cool. Keyword for this review: cool.” Paolo Miceli – Komakino

As an artist whose work freely ranges from guitar-based blues, folk and rock explorations to electronic experimentation, Davide Cedolin is well positioned to explore the idea of intentionally relinquishing control in favour of chaos. ‘Embracing The Unknown’, based around such themes, is one of his most ambitious works ever, featuring local musicians (including drummer Ryan Jewell) who sprinkle a shimmering, psychedelic haze over the rootsy alt-country proceedings.Norman Records UK distribution

Exclusive video premiere of ‘Vanishing Sky’ taken from the album ‘Embracing The Unknown’ by Ligurian based artist, Davide Cedolin. It has been realized by a cheap smartphone and green screen, edited with a free software by Géc La Mosca: a skunk attitude, an old fashioned result. The scenery in the story where Cedolin moves is funny and apocalyptic at the same time; oniric and sweet as his music. With a miscellaneous musical growth, Davide has been involved in the independent Genovese music life since early 2000s, being part of several bands and collectives as the currently active Japanese Gum and TRÓNCO, releasing music with several electronic solo aliases, collaborating with the experimental label Torto Editions and a wide range of musicians, visual artists, djing and running a venue for some years. Since some years, Davide started a new kind of approach to music; healing the spirit and the mind spending days walking in the woods, working on the land, with animals and enjoying the comfort of a slower style of life, Davide started to fingerpicking his guitar under a olive tree: The immediacy and the spontaneity of the act has become a constant ritual. His compositions smoothly sail between American folk, blues, psychedelic rock and songwriting, opening up the unconscious. Familiar melodies and simple strings textures build the ground on where the voice structure shapes itself becoming part of the soundscape. The lyrics Davide writes are half-sleep / metaphysic short tales that investigate themes as wilderness, getting lost, solitude, love, nature. Davide’s first album has been developed on the concept of the “Unknown” and how to deal with it, especially in an era where everything seems so close, fast and easy to know and get but where the compromise between the quality and the timing of the information often goes in contradiction. ‘Embracing The Unknown’ is, somehow, a way of blind trust to the veiled patterns that life has, a lost geography of imaginary paths and landscapes submerged by the multiple daily stimulations; ‘Embracing The Unknown’ is about the choice of losing control, intentionally. It happened during a camping in the middle of a dried river bed, ‘Embracing The Unknown’ had been a whisper blowing by the warm breeze at sunset.Psychedelic Baby Mag

Intervista a Davide su pleniROCKium

Una raccolta di terra e spirito, un canzoniere country rock / west cost con influenze sioux, freak folk e dall’orchestrazione ricercata, con l’uso di strumenti a fiato – clarinetto – molto poco rock. Canzoni languide che fanno percepire una nostalgia per gli anni ’70, un desiderio di fuga dalla città e di rifugio in una comune hippie. I pezzi sono arrangiati con sfarzo sobrio, soprattutto per il dosaggio della dinamica e delle eco dei vari strumenti utilizzati, acustici ed elettrici. La voce è rilassata, beata e serena. (…) Un disco bagnato nell’acido ma solido come una roccia.” Alessandro Scotti – Indie-Zone.it




Top