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“C’è qualcosa di ammaliante, quasi ipnotico, in “Dino”, traccia d’apertura dell’album “Calma apparente”, esordio del genovese Rodo. Merito delle atmosfere dilatate che attraversano il pezzo, dei rimandi ai primi alt-J e al dream pop degli anni ’10; ma anche della capacità di scrivere un ritratto intenso e autentico del nonno materno –Dino, per l’appunto, al quale la canzone è dedicata- senza scadere nella banalità e nel luogo comune. La stessa scintilla di delicato talento si trova in brani come “Controvento”, dove Rodo ricama eleganti arpeggi di chitarra su una base elettronica nostalgica, di quella malinconia che solo le camerette della nostra adolescenza, dai muri tappezzati di poster e fotografie, riescono a conservare; o ancora in “Mi guardi e sospiri”, breve pezzo acustico in voce e chitarra che sembra nato direttamente da una spiaggia al tramonto; “Crisi passeggera”, nel finale, dipinge vividamente il disagio che spesso intervalla le nostre vite senza scadere nella banalità ormai associata a questo termine, e al contempo mostra il talento di Rodo nel fondere pop di qualità e arpeggi post rock. (…)“Calma apparente” è un esordio ben riuscito, che mette in luce il talento di Rodo e la direzione artistica che ha intrapreso” Davide Bonfanti – Rockit.it

“C’è una bellissima malinconia alle spalle, sopra, sotto e tutt’intorno a Rodo e al suo disco, confezionato con cura e con calma, consapevole e ricco di ispirazione.” Fabio Alcini – TRAKS musictraks.com

“Liriche poetiche di costellazioni da decifrare in un sodalizio con il cosmo umano che chiude con toppe di potenza mai conclamata un soffuso bisogno di comunicare amore ad ogni latitudine. Rodo, all’anagrafe Antonio Rodo, già chitarra dei potenti Dresda, visti, fortuna mia, dal vivo, ricrea ad arte pezzi di nostre vite con morbidezze alla Thom Yorke e soci in un’interiorità fatta di quadri immaginifici preziosi che ricordano un cantautorato tra passato e futuro in continua evoluzione. Calma apparente è intriso di significati, i testi sono racconti che si fanno valore aggiunto interiore da Battisti ad Alberto Ferrari dei Verdena in una posizione longitudinale che premia le acustiche e le incursioni emozionali di chitarre e lacrime a non finire. Rodo trasforma la quotidianità in arte da preservare per un bisogno d’insieme unico e solitario capace di convogliare la malinconia in un qualcosa di prezioso e necessario, mai gridato, ma fondamentale.” indiepercui.altervista.org

“Ci sono dei dischi che, alle volte, non so proprio come inquadrare. Posso dire se mi piacciono, se li trovo coinvolgenti, se mi emozionano o se invece mi lasciano indifferente, ma se mi si chiede di definirli all’interno di uno o più generi, mi trovo veramente in difficoltà. Il nuovo album di Rodo (che è anche il suo primo da solista) rientra in pieno in questa casistica.
Il lavoro si intitola “Calma Apparente”, contiene nove brani ed è stato pubblicato poche settimane fa da Marsiglia Records. Lui si chiama Antonio e, prima di lanciarsi in questa nuova avventura, suonava nei Dresda (se non l’avete mai sentito, recuperate “Diluvio” del 2012).
Ad aprire l’album ci pensa Dino, un pezzo formidabile in cui è come sentire Dente che fa trap su basi che tendono al post rock in stile Giardini di Mirò. Detta così, ammetto che potrebbe essere una definizione che lascia interdetti, ma, nella realtà dei fatti, posso garantirvi che questa azzardata fusione di generi funziona a meraviglia: l’animo è palesemente pop, ma è impossibile non accorgersi che affonda le radici in ascolti raffinati e di qualità.
Sullo stesso livello è la successiva Agosto, costruita su morbide note di chitarra che vanno lunghe, come le dolci onde del mare in piena estate, mentre il caldo avvolgere de Il Sole E’ Stanco ci accompagna per mano lungo delicati ricordi d’amore che credevamo di avere dimenticato. Lo spirito lievemente misterioso di Controvento, invece, tiene con il fiato sospeso con la sua personalità notturna, dissolvendo i suoi tormenti solo grazie al calore luminoso della successiva Parole Da Dire.
Con questo primo album Rodo prova a fare pop di qualità, riuscendoci quasi sempre. Certo, qualche sbavatura si può trovare, ad esempio ascoltando la title track o Mi Guardi E Sospiri, ma il valore delle restanti parti mettono in ombra i momenti che più difettano.
C’è una forte tendenza al cantautorato in questi nove pezzi, ma tutto viene rivisitato in chiave moderna, facendo riferimento a ciò che di buono la musica sta proponendo oggigiorno. Allo stesso tempo, però, si guarda anche al passato, in particolare al post rock e alla musica italiana degli ultimi quindici anni (Verdena, Dente, Daniele Silvestri, Iosonouncane).
Come detto all’inizio, dare un nome preciso a certa musica mi riesce veramente difficile, se non facendo ricorso ad un lungo giro di parole. Quello che mi viene facile da dire è che Rodo è un artista che merita di essere conosciuto e che “Calma Apparente” è sicuramente una delle migliori cose italiane che io abbia ascoltato in questo periodo di quarantena.” Francesco Cerisola – Cosesbagliate.it

“Il suo è un cantautorato sognante, un rock soffuso che si poggia su particolarissimi testi in italiano e arpeggi di matrice post-rock (Antonio Rodo suonava la chitarra nei Dresda, storica post-rock band genovese attiva nei primi anni Dieci). Anticipato dal singolo Dino – brano di apertura ispirato al nonno materno dell‘artista, pugile dilettante umbro degli anni ’50 – Calma apparente è un disco davvero emozionante. Nove brani che tracciano un ponte immaginario tra Dalla, Battisti, Radiohead e The National. Nove tracce pronte a lasciare il segno nell’attuale panorama musicale italiano.” musicletter.it

“Il cantautore genovese, già chitarrista dei Dresda, all’esordio solista con un album sospeso, dalle atmosfere fluttuanti e di ampio respiro. Canzoni dall’andamento lento e sognante, che assorbono un’ampia gamma di influenze dalla canzone d’autore italiana ma anche indubbi stimoli compositivi dai Radiohead. Interessante e personale.” Antonio Baciocchi – radiocoop.it

“Il suo è un cantautorato sognante, un rock soffuso che si poggia su particolarissimi testi in italiano ed arpeggi di matrice post-rock (Antonio Rodo suonava la chitarra nei Dresda, storica post-rock band genovese attiva nei primi anni Dieci). 9 tracce che tracciano un ponte immaginario tra Dalla, Battisti, Radiohead e The National, il tutto orchestrato in modo assolutamente poetico ed originale (Antonio ha un’invidiabile capacità di scrittura).” osservatoriesterni.it

 



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