Paolo Bollero: vocals, backing vocals, bird whistle
Francesco Sassa Becchi: guitars, bass
with
Bernardo Russo: drums, guitars and bass and keys
Mike Watt: bass on Weary Blues
Thalia Zedek: vocals on Minstrel Man
Charlie Risso: vocals on Regrettable Turn of Events
Alessandro Davi: trumpet on Minstrel man
Songs Written By Paolo Bollero e Francesco Becchi
Arrangements by Rice on the record and Bernardo Russo
Recorded @studio K, 2023/2025 mixed and Mastered By B. Russo
except Weary Blues recorded and mixed By F. Becchi
Produced By Rice on the Record
Thanks to our Families and Friends for support and all the guests for their Precious help and patience.
Cover photo by Paolo Bollero
Artwork by Matteo Casari
2026, Marsiglia Records and INCADENZA
“Non ne conoscevo i padri ma non mi sfuggiranno i figli di certo. Dalle ceneri degli Ashtray Paolo Bollero risorge, accompagnandosi a Francesco Becchi, Paolo Villa e Sebastiano Bolla in un nuovo progetto, che unisce impulsi e poetiche in maniera personale ed appuntita, con l’apporto del multi strumentista Berna Bernardo Russo in registrazione, arrangiamenti e mix. È la voce a colpire in primis qualcosa che può ricordare qualcosa dei Modern Lovers, ma declinata come i Talking Heads. Sotto ad essa un panorama che può farsi agreste come insulto oppure nervoso come certa new wave. Iniziamo fumando e trovando il nuovo papà, tranquillizzando pubblico e curia, per poi virare nelle profondità del mistero come alternativa alla libertà. Charlie Risso, in attesa del suo nuovo lavoro passa per accompagnare il volo di un pappagallo in un duetto intenso ed emozionante in Regrettable turn of Events dove a cura una volta i paesaggi si aprono, come una fisarmonica al massimo della sua estensione. Vite barcollanti e sprecate, una tromba ferale che taglia Minstrel Man prima che la voce di Thalia Zedek arrivi per chiudere il brano al meglio con un duetto da brividi. Gli stacchi di The Mask ci raccontano di un’evoluzione matura di certo emo, di come storie, suoni ed immagini possano ancora strapparci di dosso certe coperture nel percorso circolare che chiamiamo vita. Una vita che, come giustamente rimarcano i nostri è una questione di battiti e non finisce finché non si è tirato l’ultimo: la voce di Paolo sembra barcollare e resistere su una musica sempre più aspra, fino a scomparire letteralmente all’orizzonte. Ancora un blues, trincerato dietro le nebbie, con la presenza di Mike Watt in controluce, a dimostrare ancora una volta che la passione sta perfettamente a metà fra sofferenza ed infuocata bellezza, ed in questo disco ce n’è in abbondanza.” Vasco Viviani – sodapop.it
“INDIE RICE – Ieri sera, a Milano, Morrissey si è lamentato di essere sempre considerato “indie” anche se i suoi dischi sono usciti su major. “l am not indie”, ha sbuffato in uno sfogo che per essere più secolo scorso avrebbe dovuto coinvolgere il muro di Berlino, Beh, caro Moz, l’indie esiste, lotta insieme a noi e c’entra nulla (o poco) con le etichette discografiche (che fanno oramai modernariato anche loro), Questo nuovo disco dei genovesi ROTR ce lo ricorda con nonchalance. È un crocevia di stimoli: il folk, la quasi disco di Be A Mistery, la ballata, il rock, con qualche sfumatura scura e fantasmatica (The Day Breakers) o senza (gli echi di The Mask), l’arpeggio e la distorsione (come quella che accompagna l’invocazione di Life IS A Drum o la nevrosi wave di Weary Blues). Tanti ricordi e tanti suoni che riescono a farsi uno lungo le 8 canzoni e acchiappano esattamente l’essenza di ciò che fu e ancora indie: tradurre con la propria penna (qui assai felice) un fantastilione di ascolti e ricordi che girano nelle orecchie; tradurli e farli canzone, dimenticando da dove vengono, prendendo solo atto di dove sono finiti. Morrissey, fra tutti, dovrebbe avere ben presente di cosa parliamo. A completare il menu di questo piccolo disco molto riuscito un parterre di ospiti notevole: dalla conterranea Charlie Risso a Thalia Zedek fino a sua maestà Mike Watt (al basso, ovviamente).” 7.6 Marco Sideri – Blow Up
“infidels, meno male che Paolo Bollero mi ha contattato per chiedermi se mi sarebbe piaciuto ascoltare il suo nuovo disco col nome Rice On The Record – perché, altrimenti, mi sarei perso Keeping Patience In The Chaos, già bello fin del titolo e a mani basse uno dei miglior album “italiani” che ho ascoltato negli ultimi mesi. E “italiani” va messo tra virgolette, perché non avessi saputo per le mani i dati biografici – l’avrei tranquillamente scambiato per un album “straniero” (anche qui, virgolette d’obbligo). Momento top degli 8 brani sicuramente Minstrel Man che, udite-udite, è un duetto con nientemeno che Thalia Zedek (Come) – suoni molto ricercati e songwriting col magic touch. Cosa che vale anche per altri brillanti numeri del lavoro, tipo Be A Mistery e The Mask. E poi – e poi, sì, sono colpevole: se leggo che in un album vi sia ospite Mike Watt la mia condanna è che quel disco qualcosa che mi piaccia deve per forza averla – e Weary Blues con ospite l’ex Minutemen/ex fIREHOSE col suo spiel è un rantolo lunare che passa dritto per Tim Buckley, Pere Ubu, D. Boon, primissimi (e migliori) dEUS e arriva alla vista sul Tigullio di Bollero… insomma, sono di nuovo colpevole!” Geronimo Bruno Cico Casartelli