hermitage
As In Open Spaces
02/2007
001.
glass
002.
1859 (moustache)
003.
next 5 km
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Komakino
http://www.inkoma.com/
Paolo Miceli
8/03/07
Ep anche da download gratuito (vige la ccmsl), il quintetto genovese, al secondo
disco, sciorina un mieloso melenso post-Mogwai in dinamiche soft/loud (loud non
troppo), con liricità pregna di archi, a tratti rock sinfonica (Glass), riuscendo
anche ad incorniciare la sample in loop di un'intervista a Pasolini all'interno
di un ambient sinistro (1859 moustache), per infine concludere con un inaspettato
exploit di radice progressiva con qualche gioco vocale (Next 5km), che à moi odora
troppo di anni 70 per vincere la mia attenzione. Il talento c'è, personalmente
credo manchino di carisma. ps. l'artwork, per quanto su carta lucida, è veramente
carino, con una regina orso (ha la corona..) che gira per la città..
Disco Club
http://www.discoclub65.it
Simone Madrau
9/03/07
Volendo trovargli un difetto diremmo che dura poco, ma pure è vero che le tracce
sono solo tre. Loro, gli Hermitage, lo definiscono promo: un termine che un po'
fa sorridere. Sì, perchè questo As In Open Spaces vanta in realtà credenziali
da vero e proprio EP: registrato presso Green Fog Studio, da cui passa ormai quasi
tutto il gotha della scena indipendente genovese; e uscito per Marsiglia Records,
label cittadina piccola ma dall'ottimo fiuto come testimonia il successo di quei
Port-Royal passati da lì prima di atterrare su Resonant. In questo caso la materia
trattata porta il nome post-rock, per quanto non troppo aderente agli standard;
con le chitarre che anche quando più aggressive non puntano mai verso muri di
suono compatti come accade con i vari Mogwai ed Explosions In The Sky. Spicca
invece molto di più la ricerca di un'identità che a volte viene fuori assemblando
più movimenti [Next 5 Km, ovvero la Chicago dei Tortoise traslata in pieno Mediterraneo]
altre volte giocando sulla presenza già di per sé piuttosto caratteristica del
violino: strumento quest'ultimo spesso complementare ma talvolta cruciale, come
in quella Glass che è momento tra i più autentici sentiti recentemente in un disco
italiano. A proposito di Italia: 1859 (moustache) dice di un certo attaccamento
del gruppo a questioni socio-politiche, con un'intervista a Pasolini mandata in
loop e tenuta non sullo sfondo ma in primo piano, amalgamata con il suono generale.
C'è un piccolo caleidoscopio di suoni in questi venti minuti, a fuoco quanto basta
da suscitare tanti entusiasmi quante inevitabili aspettative.
Indie Pop
http://www.indiepop.it
Salvatore Patti
25/02/07
Metto le mani avanti : quando la durata di un pezzo supera i sei minuti mi viene
l'orticaria. Anche se è ben fatto come quello degli Hermitage, autori di un pop-post-progressivo
eccetera che allunga per quanto possibile trame di chitarra, basso e batteria
sino ad ottenerne un tessuto colorato e dalle numerose sfumature. Lenti e spesso
imprevedibili tracciati strumentali dominano "Glass" e "1859(Moustache)", mentre
la conclusiva "Next 5 KM" scombussola ogni certezza accendendosi di elettronica
e ritmo e cambiando numerosi volti nei suoi quasi dieci minuti di durata. Il lavoro
e il talento sono sicuramente da lodare, ma l'EP rimane troppo lontano dai nostri
gusti. Entrambi gli EP sono scaricabili dal sito di Marsiglia (a cui tributiamo
un caloroso bentornato) o ordinabili nelle solite elegantissime confezioni CDR
trasparenti.
Velvet Goldmine
http://velvetgoldmine.iobloggo.com/
Hank
19/03/07
Sempre dalla stessa città, sostenuti dai compagni di scuola e dal premio
al Goa Boa School Select (concorso riservato a gruppi di liceali, branchia del
Goa Boa Festival), arriva il quintetto degli Hermitage con "As In Open Spaces".
Anch'essi amano i Port Royal, ma si nota molto meno; si tratta di un post rock
classico e legato alle soundtrack di Yellow Capra ed Edwood ("Glass");
veloci ed elettrici, tanto da inciampare nelle aggiunte vocali (un dialogo politico
sui medium di massa) che appesantiscono il sonoro sottostante ed annoiano per
la scelta del loop. Non siamo a scuola e non saranno più rimandati a settembre,
possono crescere tranquillamente da soli.
Rockambula
http://www.rockambula.com
Floriano Liguoro
4/5
05/04/07
Infoiati del post rock unitevi!!! Da Genova arrivano gli Hermitage con le loro
sonorità lisergiche. "As in open space" è un ep di tre
tracce composto da giri di chitarra ipnotici, giri di batteria da morbo di Parkinson
ed atmosfere siderali. Si parte con "Glass" con il suo arpeggio di chitarra
circolare. In "1859" la musica fa da tappeto ad una sorta di intervista
di stampo sociologico. L'ep si conclude con "Next 5 km", il brano più
movimentato del disco nonchè l'unico in cui si sente una voce che accenna
qualche vocalizzo (bella la progressione finale). Gli Hermitage sanno quello che
fanno e lo fanno bene. Ovviamente l'ascolto potrebbe risultare un po' ostico a
chi non fosse abituato a questo tipo di ascolti.
Music Club
http://www.musicclub.it
Ian Della Casa
05/04/07
Gli Hermitage sono dei giovani di belle speranze provenienti da Genova, dove dal
2004 ad oggi sono riusciti a ritagliarsi una certa visibilità, nonché una notevole
considerazione fra gli addetti ai lavori. Questo As in open spaces si è di gran
lunga guadagnato la medaglia di mio disco del cuore fra le ultime uscite targate
marsiglia. Tre tracce una più bella dell'altra. Impossibile non citare la bellissima
1859 (moustache) nella quale le digressioni strumentali del quintetto genovese,
si intersecano con la voce e le parole eternamente postume di Pier Paolo Pasolini.
Devo dire che non sono certo da meno la struggente Glass e la quasi prog Next
5 km. As in open spaces è insomma una mini raccolta tutta da scaricare fatta di
idee autentiche, gusto e talento. Se volete procurarvele, i recapiti sono i soliti
www.myspace.com/hermitagepostrock e l'immancabile sito della marsiglia records.
Hate TV
http://www.hatetv.it
Many
24/04/07
Con le voci di Enzo Biagi e Pier Paolo Pasolini, da una vecchia registrazione
RAI degli anni settanta, inizia 1989 (moustache) e l'atmosfera si carica di un
sinistro ambient magnetico. Per tre volte, sempre più spiraleggianti e caustiche,
il dialogo ricomincia daccapo e mi incolla letteralmente alle casse, per ascoltare,
dondolarmi, riflettere. Gli Hermitage sono dei genovesi armati di chitarre, batterie,
synth e violini. Sono dediti a quel post-rock che potremmo definire "da combattimento":
nenie ritmiche che si compenetrano e cambiano nell'arco di un minutaggio di gran
lunga superiore a quello della solita forma-canzone; una padronanza eccelsa degli
strumenti e la capacità di penetrare nello stomaco passando per qualsiasi incavo
corporeo a disposizione; e infine - cosa non di poco conto se si considera la
facezia emo-sintetica che aleggia spesso tra gli amanti del genere - un peso politico
percepibile tra le ritmiche, le note, i dialoghi, le sensazioni e le scelte stilistiche.
Una commistione perfetta di forma e sostanza. Sostanza musicale capace di strappare
l'inutilità emozionale di Mogwai ed Explosion In The Sky per innalzare il post-rock
sul piano sociale. Forma popolare, condivisibile e liberamente scaricabile via
Creative Commons dal sito della Marsiglia Record, mentre ordinandoli vi verrà
spedito un disco racchiuso in una elegantissima copertina di carta lucida, di
quella che usavamo alle medie per ricalcare le immagini in aula di educazione
artistica. E potrei giurare che difficilmente li vedremo tra le frequenze di Brand:New
o in tarda notte sulla tv satellitare…
Ultrasonica
http://www.ultrasonica.it
Freaknrg
04/05/07
Progetto musicale genovese nato nel 2004 che dopo varie vicessitudini si stabilizza
con l'attuale formazione nel 2006. Partiti in tre, Gino, Ema e Luca rispettivamente
batteria e due chitarre vengono affiancati dalle tastiere di Daniele e dal basso
di Paolo. Daniele lascerà la band e al suo posto subentrerà Paola al violino.
In questo lasso di tempo producono due demo il cui secondo è questo As in open
space che esce per la net label Marsiglia Record. Composto da tre pezzi strumentali,
il cd degli Hermitage non si presta ad un giudizio completo per ciò che concerne
la loro opera. Si possono trarre delle conclusioni che rimangono sospese tra il
dubbio e l'interessato. I ragazzi si cimentano con un post rock dal sapore seventies.
Nel senso che il violino e l'uso di synth analogici, le melodie suonate dalle
chitarre, avvicinano le loro canzoni a certi strumentali che talvolta facevano
capolino negli album di rock progressivo ad interludio e/o completamento di un
opera. Non si può dire che le composizioni sfigurino se rapportate alle attuali
produzioni di genere, ma è altrettanto vero che nell' insieme si dimostrano ancora
acerbe e a volte arrangiate "ingenuamente". C'è un buon margine di miglioramento
ma in questo momento mi fermerei qua in attesa di sviluppi futuri che aiuteranno
a capire meglio se questa band ha qualcosa da dire oppure no. Qua si è in bilico
tra la possibilità di inventare qualcosa di "nuovo" e il rischio di diventare
scimmiottatori di un genere che in questi anni difficilmente ha saputo rinnovarsi.
Ondalternativa.it
http://www.ondalternativa.it
Alessandra
19/05/07
3/5
Vincitore dell'ultimo Goa Boa School Select (il concorso riservato a gruppi di
liceali legato al più importante festival musicale genovese) il quintetto ligure
si presenta alla nostra attenzione con "As in open space", un promo di tre tracce
per la complessiva durata di una ventina di minuti. Gino (batteria) Ema (chitarra),
Paolo (basso), Fillo (sintetizzatore) e Paola (violino e voce) ci propongono tre
pezzi per lo più strumentali, di impronta post-rock alla Mogwai o Explosion in
the sky, anche se con sonorità meno compatte e più imprevedibili. Apre le danze
"Glass" senza nessuna fretta, lentamente, con arpeggi e giri di chitarra circolari,
accompagnati da una struggente esecuzione di violino a fare da protagonista. Singolare
e accattivante, "1859 (moustache)" denota l'attaccamento a temi socio-politici
da parte della band, mandando un'intervista a Pasolini in loop con la musica che,
in questo caso, fa da sottofondo. Si conclude con dieci, intensi, minuti della
quasi prog "Next 5 km", nella quale è evidente la ricerca di un'identità propria,
che si discosti dalle varie influenze musicali, magari andando ad assemblare più
movimenti, con soluzioni elettroniche a fare da cornice. Degna di lode è la presa
di coscienza di questi ragazzi delle proprie capacità, sfruttate al meglio e senza
strafare, non incorrendo nel conseguente rischio di apparire presuntuosi. Soluzioni
semplici che si fondono bene con spunti e intuizioni personali davvero gradevoli.
Audiodrome
http://www.audiodrome.it
Fabio Stancati
21/05/07
4/5
"Pasolini…"
Questo è solo un estratto del meraviglioso sample che accompagna, per tutta la
sua durata, "1859 (moustache)", secondo brano dell'Ep dei giovanissimi Hermitage,
band di Genova scoperta dalla Marsiglia Records, una delle migliori etichette
"underground" (chiedo venia per questo orribile termine) del nostro Belpaese.
Quando si ascoltano band come gli Hermitage e lavori come As In Open Spaces, non
si può non rimanere sorpresi. Non perché gli Hermitage siano particolarmente innovativi
o originali. La ragione è molto più semplice, più istintiva: la sorpresa deriva
dal fatto che una band così giovane sia capace di creare un sound così elegante,
affascinante e sinuoso, e che ci riesca con personalità e tantissima passione.
Forse è proprio questa la parola che meglio descrive il lavoro degli Hermitage:
passione. Perché ascoltando le tre tracce che compongono questo Ep si rimane travolti
da una carica di vitalità tanto dirompente quanto salutare. Post-rock, ma, come
afferma la stessa band, sarebbe troppo riduttivo fermarsi a questa catalogazione
per descrivere il sound di As In Open Spaces. Di certo gli Hermitage hanno ascoltato
molto i Mogwai, e questa influenza viene fuori in modo preponderante nella già
citata "1859 (moustache)", ma se si sente l'iniziale "Glass" con i suoi struggenti
violini, vengono subito alla mente i Godspeed You! Black Emperor. Alla base di
queste influenze e sonorità, c'è, poi, una splendida atmosfera lisergica, riconducibile
ai Pink Floyd mark II, che rende il tutto più omogeneo e più affascinante, atmosfera
che trova il suo apice nella conclusiva "Next 5Km", in cui synth, chitarre, e
voce femminile (eterea, inaspettata) si uniscono per creare una meravigliosa e
malinconica sinfonia. Tre brani, nessun momento di stanca e tanta, tantissima
vitalità. Gli Hermitage hanno davvero tutto ciò che dovrebbe avere una band agli
esordi. Speriamo che non perdano un briciolo di queste qualità in futuro e speriamo
di poter ascoltare al più presto il loro primo full length. Crediamo in voi ragazzi,
avete tutto il nostro supporto.
Rocklab
http://www.rocklab.it
Giorgio Pace
24/06/07
Si apre e sviluppa come un grosso gioco di specchi il nuovo Hermitage, a citare
la nuova ala contemporanea del museo d'avanguardia russo fino ad includerla nello
stesso canovaccio di suono che fa, a conti fatti, 'As In Open Space' una delle
cose più interessanti e complete ascoltate nell'ambito del post rock di ultima
generazione. Quantomeno lo svolgimento della narrazione sonora non è così lineare
o superficiale come una catalogazione di un suono ormai stanco potrebbe far credere:
difatti le vie intraprese dagli Hermitage scavalcano il genere stesso appena ci
mettono piede (ovvero, nel caso specifico, pochi momenti), rivolgendosi per lo
più a decine di vie aperte dal trattamento di suono: gli orientamenti sono post
nella stessa misura in cui si riconosce il rock, non forme astratte di esso o
facili reiterazioni sonore, ambientazioni emotive o quant'altro. Il gioco degli
Hermitage abbraccia prima di tutto il sapore vintage della costruzione sonora
(rock prima di tutto, psichedelia e progressive seventies), andando a parare verso
una ricostruzione analogico-umana: prendono altresì in prestito la saturazione
cromatica e politica della pittura russa, la sublimano -nell'arrangiamento di
violino che finalmente evita i soliti climax- ed estremizzano -nei loop dell'intervista
Biagi/Pasolini. Hermitage convincono parecchio e Marsiglia Records mantiene.
Il Mucchio Selvaggio / Fuori Dal Mucchio
http://www.ilmucchio.it
Aurelio Pasini
03/02/08
Fino a qualche anno fa bastava nominare il post-rock per vedere gli occhi degli
appassionati illuminarsi. Oggi, invece, capita di dare – anche solo inconsciamente
– a questa definizione una sfumatura non propriamente positiva, quasi si trattasse
di qualcosa di desueto, passato di moda. Cosa che,s e vogliamo, non è del tutto
falsa. Non mancano tuttavia band che, anche da queste parti, danno al (macro)genere
nuova linfa; magari senza rinnovarlo più di tanto, ma solo sulla base di composizioni
solide e idee valide. È questo il caso degli Hermitage, sestetto di stanza a Genova
che nelle tre composizioni strumentali dell’EP “As In Open Spaces” (uscito lo
scorso anno per la net e CD-R label Marsiglia) sfoggiano una maestria notevole
nel maneggiare molti degli stilemi tipici del post-rock: intrecci circolari di
chitarre (ma anche violino e sintetizzatori), progressive stratificazioni sonore,
atmosfere dilatate e un’attenzione tutta particolare per le dinamiche vuoti-pieni.
Un lavoro più che buono – con menzione dovuta almeno per la lunga“Next 5 Km” –
che si può ascoltare sulla pagina MySpace del gruppo (www.myspace.com/hermitagepostrock)
e scaricare gratuitamente dal sito della Marsiglia (www.marsigliarecords.it).
Vale davvero la pena fare la loro conoscenza.




















