In
My Room
Three Good News In October
10/2003
001. Leaves
002. Mina
003. Gentle Visitation
004. Float and run
005. only evening
006. sospesa
007. the woodman and the nightingale
008. Portrait song
009. Part two
da Rockit
Ho esitato molto prima di assegnare il ‘Primascelta’ a quest’opera, forse perché
restio a premiare quello che a tutti gli effetti è un progetto collaterale e per
di più solista. La scelta del nome In My Room non lascia inoltre dubbi sul modo
in cui questa musica è stata concepita, suonata e registrata, testimoniando una
crescente diffusione di esperienze frammentarie che invece di convogliare la creatività
in unico rigoglioso flusso la disperdono in mille piccoli rivoli. Ormai si è arrivati
al punto che anche musicisti che suonano da soli nella propria cameretta abbiano
il loro personale side-project. Devo tuttavia constatare che, al contrario di
quanto vorrebbe la logica e a dispetto del senso di irritazione che provo di fronte
a simili chiusure in se stessi, i dischi migliori che ho ascoltato negli ultimi
mesi sono arrivati proprio da esperienze del genere. Ho quindi deciso in questa
sede di limitare la mia analisi all’ambito puramente musicale, in sé notevole,
sorvolando su ogni altra considerazione. In My Room è il progetto personale di
Marco Monica, giovane musicista di Parma già presente sulla scena dell’avant rock
italiano con il gruppo Campofame. Autori di pregevoli composizioni strumentali
al limite dell’ambient più catatonico, i Campofame hanno sempre insistito su una
musica dominata dai silenzi in modo talmente radicale da non permettere loro di
uscire dall’anonimato. In questo cd il Nostro si lascia andare a melodie di più
facile ascolto, nonché a ritmi più vivaci; tuttavia è fuorviante utilizzare il
termine ‘pop’ (nel senso di popolare) in quanto la maggior parte delle composizioni
si eleva dal gusto medio grazie a una creatività e una raffinatezza del tutto
singolari. Con il suo incrocio di impostazione camerale classica, attitudine strumentale
contemporanea e per l’invidiabile gusto compositivo, “Leaves” è un ottimo esempio
del concetto di post-rock, intendendo con questo termine niente più che il suo
significato letterale. Il brano si apre con un lungo respiro di sapore minimalista
per approdare a un arpeggio di chitarra ridotto all’osso sul quale risuona fragile
una delicata melodia barrettiana che lascia il posto nel finale a un accenno di
danza retro futurista. “Float and run”, e soprattutto l’eccellente “Portrait song”,
mostrano invece un’aderenza ai canoni del pop elettronico più sognante attualmente
proposto da band come Notwist o Mùm. La recente tradizione progressiva americana
fa capolino lungo tutto il cd, ma soprattutto in “Only evening” i cui squilli
di xilofono e i tocchi tetri di chitarra rimandano ai Labradford più oscuri. Un’elettronica
spettrale domina invece il brano in chiusura che trasforma una ninnananna in un
canto robotica da “Odissea nello spazio”. Con una serie di brani che risplendono
nel panorama italiano come gioielli nella sabbia questo cd propone all’attenzione
generale un autore che, se saprà confermarsi a questi livelli, farà sicuramente
parlare di sé. Massimiliano Osini (25-06-2003)




















