Cary
Quant
Featuring My Sister
10/2006
001.
the twenty-something know-nothing we really are
002.
I know I should remain in silence but...
003.
support the aged computer crew
004.
The Shopping Mall Contraddiction Theory
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da Blow-Up (Giugno 2001)
Iniziamo con i Cary Quant, quartetto strumentale tra le cui fila milita proprio
il mentore di questa autoproduzione di cd masterizzati - dall'interessante grafica
"fai da te" - Matteo Casari. Sono dediti ad un indie fortemente contagiato dal
post-rock, risultando spigolosi e sghembi, talvolta rumorosi, come si può evincere
ascoltando la trainante I Know I Should Remain In Silence But.... Un bel basso
corposo - molto new wave - introduce l'accattivante motivo di chitarra riverberata,
quindi gli stacchi distorti del finale. Le urticanti chitarre si intrecciano nel
piccolo mosaico sonoro intitolato The Twenty-Something Know-Nothing We Really
Are, una cavalcata finemente epica che frulla insieme Sebadoh e Truman's Water.
Le scordature degli strumenti e gli armonici liberi echeggiano tra cigolii elettrici
e stridori elettronici nel reiterarsi dell'arpeggio squillante di The Shopping
Mall Contraddiction Theory. Gli spunti di feedback fanno il resto. Una maggior
consapevolezza dei propri mezzi e la dilatazione di alcuni passaggi alzerebbero
il giudizio, che per ora staziona sul (7). Riccardo Bandiera
da Rockerilla (Novembre 2001)
Dal primo lotto di uscite peschiamo subito l'ep dei Cary Quant, band nella quale
milita Matteo Casari, mente dell'intero progetto nonché new entry dei già affermati
Lo-Fi Sucks! di cui parliamo più sotto. Le quattro tracce di "Featuring My Sister"
si muovono all'interno di paesaggi chitarristici geometrici e spigolosi non distanti
dalle tessiture convulse dei Dianogah o dalle asprezze dei Truman's Water, mettendo
in evidenza una personalità che potrebbe solo crescere con il passare del tempo.
(7) Maurizio Marino
da Aktivirus
È' proprio grazie a questa struttura che vede la luce l'esordio dei Cary Quant,
quartetto in cui milita anche il padrone di casa dedito a sonorità a cavallo fra
il (post-?) rock mogwaiano e la lo-fi statunitense dalle parti di Sebadoh ed Eric's
Trip. I quattro episodi di "Featuring my Sister" sono altrettanti gioiellini in
bassa fedeltà che brillano di tinte sgranate e vivaci. Dall'iniziale "The twenty-something
know-nothing we really are" alla torrenziale conclusione screziata di kraut di
"The shopping mall contraddiction theory" i nostri si danno da fare fra chitarrine
di plastica e ampli di seconda mano per dar vita a teneri ricami a cuore aperto.
Un lavoro onestissimo e semplice, che non cambierà (probabilmente) le vostre vite,
ma che merita in ogni caso di essere preso in considerazione (7+) Lorenzo Brutti
da Uozap
Il più convincente dei lavori, quello sulla breve distanza dei CQ, si sintonizza
su frequenze “post-rock”. Si tratta quindi di quattro pezzi strumentali, ma (e
il ma in questo caso è obbligatorio) non ci si aspetti un uso sconsiderato di
feedback e grandi distorsioni; se proprio di un effetto di chitarra si può parlare,
azzarderei un bel chorus, perché io nei quattro brani (legati tra loro da una
divertente lezione di ballo) ho sentito qualcosa dei Cure (quelli più strumentali
di Wish, per intenderci) più che dei Don Caballero, e questo è un complimento:
quattro bei pezzi, con una strumentazione che comprende anche un organo Farfisa,
non privi di spigolature, ma ben costruiti e messi insieme con un certo buon gusto.
Aspettiamo il lavoro sulla lunga distanza, a fine primavera, che si annuncia molto
più sperimentale. Max Zambetta
da Rocksound (Ottobre 2000)
Rimaniamo in tema di Lo-Fi parlando una seconda volta dei Cary Quant. Il nuovo
lavoro ricalca e amplia il discorso aperto con il precedente. "featuring my sister"
prende le sue mosse dalla musica detta destrutturata o post-rock, soprattutto
dell'area inglese ed europea. Le note, eseguite con una emotività ludica e giovane,
creano atmosfere sognanti, malinconiche e suggestive. I brani mantengono comunque
una struttura di canzone evidenziandone il solo limite: l'assenza di una voce.
Mancanza che comunque non gli pregiudica la nomina di miglior demo del mese. Panna




















