Uber
(lucca)
Uber 0.0=Drums (Spaino)
Uber 0.1=Guitar, Bass (Claudio)
Uber 0.2=Guitar, Bass, Voices (Marco)
Uber 0.3=Guitar, Bass, Voices (Fred G.)
uber 0.4=sax (ombretta)
uber 0.5= guitar, synths (Paolo)
UBER nasce nel gennaio del 2001 in quel di Lucca per puro caso.
Anzi a dirla tutta non proprio per caso, comunque si sviluppa dalle ceneri dei
Clerk (indie rock patinato, con all'attivo due demo ed una buona attività
live nel deprimente circuito musicale della provincia toscana) quando a tre ex-Clerk
si aggiunge Fred G. (due demo all'attivo anche per lui). La reazione all'ambiente
determina il nuovo approccio dei quattro UBER verso la musica: suonare esclusivamente
per il proprio piacere personale e aspettare che i pezzi nascano da soli attraverso
l'improvvisazione.
LESS IS MORE, la nuova parola d'ordine: suonare meno note possibile, sovrapporre
giri minimali, ridurre al minimo le variazioni e ridurre le parti vocali all'essenziale.
http://www.uberband.cjb.net/
°M°046 uber
northern exposure
02/2011
°M°009 uber
less is more
04/2002
Recensioni "Less Is More"
Rockit
Un suono scarno e spesso lo-fi che guarda al rock indipendente americano, una
copertina essenziale in bianco e nero (pochissimo il nero), quattro canzoni per
una manciata di minuti. Gli Uber fanno della concisione la propria filosofia e
lo fanno nel modo più onesto e convincente possibile. I gruppi ai quali si ispirano
sono ancora ben evidenti nelle loro canzoni: i Blonde Redhead in "That's Great",
i Sonic Youth di "Dirty" in "Ricciarelli", gli Old Time Relijun in "Cangour Eats
Paul", i June of 44 in "Frankie's Trumpet". Si tratta di sonorità che col passare
degli anni mostrano sempre più la corda, ma non se eseguite con la giusta convinzione.
E il caso degli Uber ne è un esempio. Come lavoro di apprendistato non c'è male;
si attendono ulteriori sviluppi. Max
La Haine
(Aprile 2002) Less is More, ovvero 4 brani dalla registrazione casalinga ma non
troppo low-fi per questo quartetto toscano che, per quanto mi riguarda, sembra
spuntare fuori dal nulla, benché raccolga l'esperienza di progetti come Clerks
e Fred G. Un demo di buon livello, questo, dalla discreta vena compositiva, che
riesce a convincere senza dilungarsi un solo minuto in più (il totale si avvicina
ai 14 minuti). I 4 sembrano aggirarsi soprattutto nei pressi di un suono "post",
a volte "-rock", a volte "-punk", amalgamando il tutto con quel pop che fa rima
con indie, e che sembra ispirarsi a gruppi come Lapse, a certe cose degli ultimi
Fugazi, e, a tratti, a trame sonore datate "giugno del '44". E' ciò che testimonia
in apertura "That's great": chitarre elettriche pulite impegnate su giri ripetitivi
di accordi ritmati, sezione ritmica prima all'unisono poi fautrice di lievi variazioni,
voce cantata in inglese a metà tra Chris Leo e il Guy Picciotto maggiormente preso
dalla melodia. La seguente "Ricciarelli" strutturalmente procede in maniera analoga,
sottraendo però le parti cantate e avvalendosi di un arrangiamento di chitarre
più tipicamente indie-rock, in evidenza soprattutto nella coda strumentale, tutta
ritmata da continue rullate. "Cangour eats paul" è il brano più scarno e asimmetrico,
quasi mancante di voce e batteria, con un incastro di chitarre sbilenco. L'ultima
"Frankie's trumpet" è il brano più lungo - se quelli fin qui ascoltati raggiungevano
a stento i 3 minuti, questo supera i 5 - e, insieme, quello che risente maggiormente
delle influenze del suono di Chicago: potrebbe infatti provenire dalla sessione
di "Four Great Points" se, anche qui, la parte ritmica non fosse stata prosciugata
e l'armonia disossata. Detto ciò, quel che sembra prevalere nelle composizioni
degli Uber, tanto da farsi cifra stilistica di questo demo, è l'attenzione per
arrangiamenti quasi minimali, convincenti, che, supportati in ciò dal tipo di
registrazione, danno al gruppo un'aria da "post-rockers da salotto", cosa piuttosto
inedita per un gruppo di casa nostra. Insomma, una produzione interessante, dalle
ispirazioni riconoscibili ma comunque dotata della giusta personalità. Marco
Movimenta
Mi sono piaciuti sin dagli inizi gli Uber per via della copertina: minimale e
scarna nella tradizione di ogni buon album post. Finemente arrangiato, Less Is
More dimostra quanto gli Uber conoscano a memoria le lezioni impartite dai grandi
del post-rock e dell'indie: June of 44, Lapse, i Fugazi più pop come nomi di riferimento.
Sebbene il gruppo sia ancora agli inizi, i 4 brani proposti non solo lasciano
traccia di se già dal primo ascolto dell'opera, nonostante un minutaggio bassissimo
(che a dire il vero penalizza l'intero lavoro), ma ti obbligano a riascoltare
il tutto raggiungendo l'obbiettivo: difficile non rimanere ammaliati dal piglio
indie di Ricciarelli (Catia?), dalla tensione e frenesia di That's Great (titoli
alla Laundrette?), dal minimalismo e dalla ripetizione destrutturante di Cangour
Eats Paul, e dalla bellissima Frankie's Trumpet sicuramente il pezzo migliore
del demo la cui calma apparente è quasi fatale per l'ascoltatore, capace com'è
di penetrare nell'immaginario individuale.
liverock.it
(Dicembre 2002) [sul concerto HIRAMEKA HI-FI + UBER + U.S.MAPLE - Fitzcarraldo
(Genova)] [...] Eccoci agli Uber, gruppo emergente di Lucca, il cui demo ascoltato
quest'estate mi aveva letteralmente stregato. Colpiscono subito per la loro versatilità:
a quasi ogni canzone i chitarristi ed il bassista si scambiano gli strumenti e
costruiscono su una batteria eccellente dei ricami sonori ossessivi ed affascinanti.Su
alcune melodie si inserisce un sax che colora un po' di noise il risultato che
trovo ottimo. [...] Claudia Genocchio
SuccoAcido
Gli Uber vengono da Lucca, citano indistintamente tra le loro influenze Fall,
Joan of Arc, Van Pelt e Gastr del Sol (io aggiungerei Cure - il cantato e la chitarra
di “That’s great” - e June of 44 - gli accordi reiterati di “Frankie’s Trumpet”)
e questo loro primo demo viene dato alle stampe dalla Marsiglia Records, cdr label
genovese che fa capo a Matteo Casari dei Lo-fi Sucks. “Less is more” è un lavoro
acerbo che fa dell’acerbità uno stile: la registrazione casalinga rende ancora
più spoglie (less) le già minimali “Ricciarelli” e “Cangour eats Paul” e ancora
più pulsante (more) il basso che scava tra le chitarre di “Frankie’s Trumpet”.
4 tracce suonate con una spontaneità che è promettente preludio alla futura maturità.
Gruppo che vale la pena seguire fin da ora con attenzione. Guido Gambacorta
BlowUp
Ecco, se degli acerbi Feelies suonassero post-rock lo farebbero in questa maniera.
Secchi ed essenziali, tanto da sembrare new wave come i Cure di Three Imaginary
Boys ("That's Great" è proprio là). Poi si sviluppano quelle costruzioni ritmico-armoniche
reiterate, come waltzerini ("Ricciarelli") e girotondi incantati e claudicanti
("Cangour Eats Paul") tipici dell'indie-post e, per i più pigri c'è una sintesi
efficace nella conclusiva "Frankie's Trumpet". Il tutto insaporito da un curioso
gusto pop-acidulo tipicamente americano .
Mucchio Selvaggio
[...] Decisamente più movimentate le cose in casa Uber, ensemble lucchese il cui
motto è anche il titolo del disco, "Less is More". Estetica che, nelle parole
del gruppo si traduce in "suonare meno note possibile, sovrapporre giri minimali,
ridurre al minimo le variazioni e ridurre le parti vocali all'essenziale". Un
intento che si traduce in una piacevole sequenza di composizioni dalla struttura
prevalentemente circolare, nervose e taglienti tanto nelle parti strumentali quanto
in quelle cantate, dirette e cariche di emo-tività, quantunque lontane dalle melodie
convenzionalmente intese.
Tirreno
Restiamo in Toscana per segnalare "Less is More", il primo mini-album dei lucchesi
Uber. Il cd autoprodotto e distribuito dall'etichetta genovese marsiglia records,
evidenzia un'urgenza espressiva che trova presupposto e sfogo in un suono essenziale,
pochi accordi e una voce sofferta. Quattro brani agili, accattivanti e dalle sapide
tessiture pop che suggeriscono di tenere d'occhio questa nuova e promettente formazione
g.s










